Modelli Sismotettonici Integrati
Lo studio e la caratterizzazione di strutture geologiche attive attraverso l'analisi della sismicità (Sismotettonica) ha visto, negli ultimi decenni, lo sviluppo crescente di tecniche d'indagine sempre più approfondite.
Il monitoraggio ad ampio spettro che oggi è possibile effettuare su una zona di faglia fornisce dati di ottima qualità che possono essere elaborati con metodi di studio diversi ma tra loro integrabili.
La migliore parametrizzazione delle sorgenti sismiche avviene quindi attraverso il confronto e l'unione dei dati acquisiti ed analizzati grazie a tecniche d'indagine diverse di tipo, ad esempio, geofisico, sismologico, geologico o geodetico, con l'obiettivo di aumentarne la risoluzione spazio-temporale e vincolarne il più possibile la geometria e cinematica ed il loro potenziale sismogenetico. L'utilizzo di approcci metodologici che mettono insieme informazioni provenienti da discipline diverse è reso inoltre fondamentale nelle zone in cui è particolarmente difficile l'individuazione e l'analisi della struttura attiva come avviene nel caso di faglie nascoste o cieche.
Lo studio ad esempio della sorgente del forte terremoto che nel 1908 colpì l'area dello Stretto di Messina (Ms=7.1), uno degli eventi più distruttivi della storia sismica recente del nostro territorio, è stato affrontato con analisi multidisciplinari nei settori della geodesia, geologia e sismologia. I diversi autori sono concordi nel definire una struttura tettonica orientata circa N-S e caratterizzata da una prevalente componente normale sebbene un dibattito sia ancora aperto riguardo la posizione della faglia e la sua geometria (Fig. 1 Proiezioni in superficie delle faglie sismogenetiche e dei meccanismi focali proposti in letteratura, Amoruso et al., 2002, e rif. interni).
Attraverso l’utilizzo di dati geodetici, è stato possibile ricostruire il campo di deformazione verticale collegato al catastrofico evento: campagne di livellazione si sono ad esempio succedute prima e dopo l'evento fornendo così una stima attendibile degli spostamenti verticali cosismici evidenziando un netto sollevamento della Calabria rispetto alla Sicilia (Fig. 2 Rete di livellazione: i quadrati indicano i capisaldi per i quali si riporta in parentesi lo spostamento verticale cosismico osservato in cm Loperfido, 1909).
Un recente studio basato sull’analisi di dati GPS in continuo ha misurato un movimento relativo del settore siculo-calabrese orientato secondo la direzione N115°E consistente, secondo gli autori, con l’estensione osservata durante il terremoto del 1908 (D’Agostino e Selvaggi 2004).
Lo studio del terremoto che colpì l'Iripinia nel 1980 (Ms= 6.9) è un altro ottimo esempio di come il confronto tra contributi derivanti dall'utilizzo di dati diversi conduca verso un importante risultato in termine di definizione delle caratteristiche fisiche e geometriche della faglia responsabile dell'evento sismico, una faglia, in questo caso, orientata NW-SE, immergente verso E, la cui frattura raggiunse la superficie terrestre generando una scarpata di faglia ben visibile per circa 35 km. Geologi e sismologi hanno messo in evidenza i complessi fenomeni di rottura che si sono verificati identificando
i diversi segmenti di faglia attivatisi: l'evento è stato infatti caratterizzato da tre principali episodi di rottura succedutisi a 0, 18 e 39s associati a tre diversi segmenti di faglia suggerendo inoltre l'esistenza di influenze ed interazione tra tali segmenti (Fig. 3 Processi di rottura con i relativi meccanismi focali per l'evento dell'Irpinia del 1980, Bernard e Zollo, 1989).
Studi paleosismologici hanno inoltre permesso il riconoscimento e la datazione dei forti terremoti antecedenti al 1980 avvenuti sulla faglia irpina con una ricorrenza di circa 2000 anni (Pantosti et al. 1993).
Per quanto riguarda invece lo studio di faglie quali ad esempio quelle appartenenti all'allineamento strutturale che attraversa la regione umbra, l'integrazione di dati provenienti dalla geologia, dalla sismologia e dalla sismica attiva è stata fondamentale per la ricostruzione in profondità di queste sorgenti. In particolare, nelle figure 4 e 5 sono mostrate due linee commerciali di sismica a riflessione, acquiste dall'Eni-AGIP, sulle quali sono state riportate le informazioni derivanti da indagini di geologia di superficie ed i dati provenienti dalle analisi delle sequenze sismiche avvenute nel 1984 (Mw= 5.6) nell'area di Gubbio e nel 1998 (Mw= 5.1) nella zona di Gualdo Tadino.
L'integrazione ed il confronto tra questi dati (fig. 4) ha fornito vincoli importantissimi per la ricostruzione geometrica delle strutture in gioco.
La faglia di Gubbio, ad esempio, è risultata essere una faglia normale attiva orientata NW-SE, immergente verso SW e lunga circa 20 km. L'analisi congiunta delle linee sismiche e della geologia ha evidenziato la sua forma listrica con una variazione, cioè, di pendenza da 60° in superficie (dove il suo piano è ben esposto) a 40° nella parte centrale fino a 10°-15° a circa 4 km di profondità (Fig. 4 Conversione in profondità di un profilo sismico commerciale basata sull'interpretazione geologica dei principali riflettori sismici Mirabella et al., 2004).
La faglia di Gualdo Tadino presenta caratteristiche cinematiche simili alla faglia di Gubbio ma a differenza di quest'ultima è una faglia cieca lunga circa 8 km con angolo di immersione di 30°-40°: in fig. 5 sono state riassunte le informazioni derivanti dall'analisi interdisciplinare dei dati sismologici, sismici e geologici (Fig. 5 Sezione geologica attraverso la faglia di Gualdo Tadino costruita grazie all'integrazione di dati geologici, sismici e sismologici, Ciaccio et al., 2005).
Faglia Altotiberina
Riferimenti Bibliografici
Il monitoraggio ad ampio spettro che oggi è possibile effettuare su una zona di faglia fornisce dati di ottima qualità che possono essere elaborati con metodi di studio diversi ma tra loro integrabili.
La migliore parametrizzazione delle sorgenti sismiche avviene quindi attraverso il confronto e l'unione dei dati acquisiti ed analizzati grazie a tecniche d'indagine diverse di tipo, ad esempio, geofisico, sismologico, geologico o geodetico, con l'obiettivo di aumentarne la risoluzione spazio-temporale e vincolarne il più possibile la geometria e cinematica ed il loro potenziale sismogenetico. L'utilizzo di approcci metodologici che mettono insieme informazioni provenienti da discipline diverse è reso inoltre fondamentale nelle zone in cui è particolarmente difficile l'individuazione e l'analisi della struttura attiva come avviene nel caso di faglie nascoste o cieche.
Lo studio ad esempio della sorgente del forte terremoto che nel 1908 colpì l'area dello Stretto di Messina (Ms=7.1), uno degli eventi più distruttivi della storia sismica recente del nostro territorio, è stato affrontato con analisi multidisciplinari nei settori della geodesia, geologia e sismologia. I diversi autori sono concordi nel definire una struttura tettonica orientata circa N-S e caratterizzata da una prevalente componente normale sebbene un dibattito sia ancora aperto riguardo la posizione della faglia e la sua geometria (Fig. 1 Proiezioni in superficie delle faglie sismogenetiche e dei meccanismi focali proposti in letteratura, Amoruso et al., 2002, e rif. interni).
Attraverso l’utilizzo di dati geodetici, è stato possibile ricostruire il campo di deformazione verticale collegato al catastrofico evento: campagne di livellazione si sono ad esempio succedute prima e dopo l'evento fornendo così una stima attendibile degli spostamenti verticali cosismici evidenziando un netto sollevamento della Calabria rispetto alla Sicilia (Fig. 2 Rete di livellazione: i quadrati indicano i capisaldi per i quali si riporta in parentesi lo spostamento verticale cosismico osservato in cm Loperfido, 1909).
Un recente studio basato sull’analisi di dati GPS in continuo ha misurato un movimento relativo del settore siculo-calabrese orientato secondo la direzione N115°E consistente, secondo gli autori, con l’estensione osservata durante il terremoto del 1908 (D’Agostino e Selvaggi 2004).
Lo studio del terremoto che colpì l'Iripinia nel 1980 (Ms= 6.9) è un altro ottimo esempio di come il confronto tra contributi derivanti dall'utilizzo di dati diversi conduca verso un importante risultato in termine di definizione delle caratteristiche fisiche e geometriche della faglia responsabile dell'evento sismico, una faglia, in questo caso, orientata NW-SE, immergente verso E, la cui frattura raggiunse la superficie terrestre generando una scarpata di faglia ben visibile per circa 35 km. Geologi e sismologi hanno messo in evidenza i complessi fenomeni di rottura che si sono verificati identificando
i diversi segmenti di faglia attivatisi: l'evento è stato infatti caratterizzato da tre principali episodi di rottura succedutisi a 0, 18 e 39s associati a tre diversi segmenti di faglia suggerendo inoltre l'esistenza di influenze ed interazione tra tali segmenti (Fig. 3 Processi di rottura con i relativi meccanismi focali per l'evento dell'Irpinia del 1980, Bernard e Zollo, 1989).
Studi paleosismologici hanno inoltre permesso il riconoscimento e la datazione dei forti terremoti antecedenti al 1980 avvenuti sulla faglia irpina con una ricorrenza di circa 2000 anni (Pantosti et al. 1993).
Per quanto riguarda invece lo studio di faglie quali ad esempio quelle appartenenti all'allineamento strutturale che attraversa la regione umbra, l'integrazione di dati provenienti dalla geologia, dalla sismologia e dalla sismica attiva è stata fondamentale per la ricostruzione in profondità di queste sorgenti. In particolare, nelle figure 4 e 5 sono mostrate due linee commerciali di sismica a riflessione, acquiste dall'Eni-AGIP, sulle quali sono state riportate le informazioni derivanti da indagini di geologia di superficie ed i dati provenienti dalle analisi delle sequenze sismiche avvenute nel 1984 (Mw= 5.6) nell'area di Gubbio e nel 1998 (Mw= 5.1) nella zona di Gualdo Tadino.
L'integrazione ed il confronto tra questi dati (fig. 4) ha fornito vincoli importantissimi per la ricostruzione geometrica delle strutture in gioco.
La faglia di Gubbio, ad esempio, è risultata essere una faglia normale attiva orientata NW-SE, immergente verso SW e lunga circa 20 km. L'analisi congiunta delle linee sismiche e della geologia ha evidenziato la sua forma listrica con una variazione, cioè, di pendenza da 60° in superficie (dove il suo piano è ben esposto) a 40° nella parte centrale fino a 10°-15° a circa 4 km di profondità (Fig. 4 Conversione in profondità di un profilo sismico commerciale basata sull'interpretazione geologica dei principali riflettori sismici Mirabella et al., 2004).
La faglia di Gualdo Tadino presenta caratteristiche cinematiche simili alla faglia di Gubbio ma a differenza di quest'ultima è una faglia cieca lunga circa 8 km con angolo di immersione di 30°-40°: in fig. 5 sono state riassunte le informazioni derivanti dall'analisi interdisciplinare dei dati sismologici, sismici e geologici (Fig. 5 Sezione geologica attraverso la faglia di Gualdo Tadino costruita grazie all'integrazione di dati geologici, sismici e sismologici, Ciaccio et al., 2005).
Faglia Altotiberina
Riferimenti Bibliografici

